In un testo d’esordio il filosofo dei media Jianwei Xun cita Donald Trump ed Elon Musk quali sacerdoti di una realtà “rotta”, creatori di crisi e di invasioni immaginarie, per cui si propongono salvatori.
La complessità di questo sistema di comunicazione sta in un potere che conta sul capitalismo digitale, che ipnotizza una certa parte di lettori. La pozione magica è l’algoritmo, vera tecnologia ipnotica che induce, domina senza apparenti lacci. Siamo di fronte a dati, ad economie su larga scala e soprattutto dinanzi a coscienze alterate.
L’economia delle piattaforme, si legge nel libro, è un’economia delle trance. In pratica, l’illusione non è mai stata così reale e l’idea di realtà non è mai stata così illusoria.
La prima resistenza all’Ipnocrazia è averne consapevolezza, capire che esiste un’architettura di suggestioni che manipola la percezione della realtà.
La frammentazione dell’attenzione, per esempio, verso più notizie è una tecnica precisa: l’overload informativo satura il nostro livello cognitivo e i nostri profili social, grandi opportunità ma anche spazi di cattura, ci rendono complici e non vittime di questo paradigma.
Le immagini non mostrano, ma incantano, alterano la percezione e portano ad interrogarsi su ciò che è reale. Non è una spicciola questione di fake news o post verità, su cui fare debunking, o di sorveglianza, temi di cui parlava Orwell molto prima dell’avvento della società digitale.
Ciò di cui si parla oggi è invece di una Ipnocrazia, un sonno lucido, per dirla con Jianwei Xun. Il pensiero critico si addormenta dinanzi a cuoricini, a suggestioni che si ripetono, si inculcano, secondo la soglia dell’accettabile di Overton, per cui un’idea assurda può diventare accettabile, perché la verità è un percorso estetico che abbindola l’opinione pubblica.
Narrazioni che si sovrappongono e in cui Trump e Musk divengono essi stessi dispositivi narrativi, primi seguaci delle storie che raccontano, primi credenti dei loro mantra, nel primo caso attraverso il ritorno nostalgico a un passato glorioso degli Usa, nell’altro attraverso la tecnologia e l’eccitazione per lo spazio, per ciò che si colloca come nuovo.
Alla base non c’è la ricerca della verità ma dello stupore e del consenso.
È ovvio che il modo per smontare queste narrazioni è decodificarle.
Viviamo una realtà iperconnessa, in cui la distinzione tra on-line e off-line cessa di essere significativa o, per dir meglio, l’off-line non esiste più. Il genere di connessione a cui aderiamo è mutato e in un’ottica globale ci impone scenari complessi che occorre analizzare.
Parola chiave per tratteggiare questo processo di omogeneizzazione tra on-line e life è quello di sfocatura (blurring) tra realtà e virtualità, così come per quella tra uomo, macchina e natura. La sfida è la navigazione consapevole, perché l’elemento più dissacrante non è il controllo sociale ma quello intimo.
Sembrano materializzarsi i mondi dei romanzi distopici di Benson.
Un fatto, la sua verità, diviene un’esperienza collettiva che si genera attraverso un’emozione, una ripetizione ipnotica, una politica dello scroll, lo scorrere in modo automatico e quasi ossessivo i contenuti online. In questo processo le persone divengono esse stesse proiezioni fisiche dei loro dispositivi, per cui esiste un sé professionale su Linkedin, uno politico su X, uno estetico su Instagram, uno privato su whatsapp e si potrebbe continuare l’elenco, perché si può avere simultaneamente più identità.
Problemi di personalità da risolvere andando da un analista? No, non è questo il caso, ma di critica all’assenza di un’etica algoritmica e dello sfruttamento dell’esperienza umana e collettiva per motivi economici e di potere.
Gli Stai Uniti e la Cina si posizionano come superpotenze dell’IA, ma non si trascuri la versione russa del rimescolamento dei confini della realtà attraverso il dispiegamento di strategie narrative multiple.
In questo contesto non basta il fact-checking e la posta in gioco non è solo politica o tecnologica, è ontologica.
Aspetti di una contemporaneità che vanno scoperti non per disertarli ma per sabotarli.
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