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oh bella ciao

OTTOBRE 2025

le barche della smud flottilla, tutte battenti bandiera di diverse nazioni, in alto mare, in piene acque internazionali, vengono assalite da mezzi dell’esercito di uno stato sovrano riconosciuto.

Le barche battenti bandiera, sono territorio nazionale delle nazioni di appartenenza a tutti gli effetti, quindi l’attacco, in acque internazionali, da parte di una nazione estera  è un’atto gravissimo, contrario e perseguibile sia al diritto internazionale, sia dal diritto di navigazione. 

L’italia, unica a farlo fra le nazioni di provenienza delle barche assalite, invia una nave militare a proteggere i propri cittadini e il “suolo  nazionale” rappresentato dalle barche italiane.

la nazione responsabile dell’attacco illeggittimo ed immotivato, ha da tempo stabilito un limite sulle acque lungo una costa non  appartenente alle proprie acque territoriali, in quanto era in guerra con quella enclave costiera.

oggi non c’è più guerra in quel territorio, solo macerie,  distruzione, miliziani annidati e civili sopravvissuti allo stremo e in fase di deportanzione, che muoiono in mezzo alla devastazione.

la marina dello stato occupante, minaccia arbitrariamente e senza motivazioni legali, azioni militari violente verso qualunque natante dovesse superare il blocco pur senza motivi di sicurezza o di sorveglianza di un teatro di guerra, che ormai non è più tale.

nessuna norma internazionale può essere invocata a sostegno di queste azioni, anzi sono tutte in totale violazione di qualsiasi legge, la nazione che opera questi atti per di più  è guidata da un leader inseguito da un mandato di arresto internazionale della suprema corte di giustizia internazionale per crimini di guerra.

eppure

il governo italiano intima a navi di privati cittadini italiani, in fase di navigazione in acque internazionali, di invertire la rotta avvertendo che non li potrà proteggere contro le azioni illecite e violente dell’esercito nazionale straniero che li minaccia.

poi, si piega alle minacce,  ferma la nave militare al limite imposto illegalmente e li lascia senza protezione. il governo italiano dichiara che “visto che cercano guai” se saranno illegalmente arrestati, senza alcuna accusa legalmente sostenibile, ed eventualmente rimpatriati, non provvederanno al  loro rimpatrio, rifiutando così l’assistenza a propri cittadini nei fatti e secondo diritto, rapiti da una potenza straniera.

il governo italiano per di più sostiene davanti alla opinione pubblica nazionale, che le barche in navigazione sotto la minaccia illegale di una potenza straniera, sono lì per danneggiare il governo italiano mettendo in imbarazzo la politica internazionale nazionale e provocare una guerra.

Si tratta dello stesso governo che ha rimpatriato con un proprio volo di stato, un cittadino straniero inseguito da un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra, emesso dalla suprema corte internazionale.

non sembra un comportamento di politica iinterna e nternazionale goffo e codardo, legalmente si configura credo come alto tradimento della nazione.

nel frattempo sulle navi delle varie nazioni disarmate, durante l’abbordaggio in acque internazionali, si canta (con accenti di varie lingue), l’antica canzone della resistenza italiana al nazzismo nota come “bella ciao“.

https://youtube.com/shorts/g55gnwbC7tA?si=J-nu9oVN0-_KMG8p

c’è da chiedersi: dove è finita la legge e il diritto del nostro mondo?? 

della morale e della cosienza umana delle motivazioni in campo non ne parliamo.

Israele ha imposto un blocco navale su Gaza da quando Hamas ha preso il controllo dell’enclave costiera di gaza nel 2007 e ci sono stati diversi precedenti tentativi da parte degli attivisti di consegnare aiuti via mare.

Nel 2010, nove attivisti sono stati uccisi dopo che i soldati israeliani hanno abbordato una flottiglia di sei navi con a bordo 700 attivisti pro-palestinesi provenienti da 50 Paesi.

Nel giugno di quest’anno, le forze navali israeliane hanno arrestato Greta Thunberg e 11 membri dell’equipaggio di una piccola nave organizzata da un gruppo filo-palestinese chiamato Freedom Flotilla Coalition mentre si avvicinavano a Gaza.

Israele ha iniziato la sua offensiva su Gaza dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 condotto da Hamas contro Israele, in cui sono state uccise circa 1.200 persone e 251 sono state prese in ostaggio a Gaza, secondo calcoli israeliani. L’offensiva ha ucciso oltre 65.000 persone a Gaza, secondo le autorità sanitarie di Gaza e completamente demolito ogni costruzione delle diverse città (le più densamente popolate del mondo).

“”

4 Comments

  1. Comment by post author

    administrator

    Salvini valuta la precettazione
    Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini valuta la precettazione e commenta con durezza: “Non permetteremo che Cgil ed estremisti di sinistra portino in Italia il caos. Non tollereremo nessuno sciopero generale improvviso”. E poi: “L’orientamento della Commissione di Garanzia per gli scioperi, infatti, ha già stabilito che la motivazione addotta dai sindacati non rientra nei casi che giustificano il mancato preavviso”.

  2. Comment by post author

    administrator

    “Mi sarei aspettata che i sindacati almeno su una questione che reputavano così importante” come Gaza “non avessero indetto uno sciopero generale di venerdì. Il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni a Copenaghen.

  3. Comment by post author

    administrator

    “Lo ripeto, dalla Flotilla” non è arrivato “nessun beneficio per i palestinesi” ha detto Giorgia Meloni sempre ai cronisti a Copenaghen. “In compenso mi pare di capire che porterà molti disagi al popolo italiano”.

  4. informa

    la Cbs ha dato una clamorosa notizia, in esclusiva. Fonti autorevoli dell’intelligence americana affermano che gli attacchi di droni contro la flotilla furono ordinati direttamente dal premier Netanyahu. Se la notizia fosse confermata si tratterebbe di un attacco militare di Israele contro stati esteri, tra i quali l’Italia. Che tra l’altro aveva sulla flotilla alcuni parlamentari.
    Intanto mentre a Sharm si negozia, a Gaza si continua a morire. Secondo fonti palestinesi, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno continuato a bombardare in diverse zone della Striscia, non solo a Gaza City, nonostante la richiesta del presidente Usa Donald Trump di fermare i raid. Nel frattempo, i negoziatori di Israele e Hamas hanno iniziato ieri sera a Sharm el Sheikh i colloqui mediati da Egitto e Qatar per definire i dettagli tecnici del piano di pace per la Striscia di Gaza promosso da Trump. In particolare, le modalità logistiche per la consegna degli ostaggi israeliani. La delegazione di Hamas, guidata da Khalil al Hayya, ha preso parte a incontri preliminari al Cairo con i mediatori egiziani e qatarioti, prima dell’avvio dei negoziati indiretti con la parte israeliana. I media israeliani riferiscono che del team negoziale inviato in Egitto da Gerusalemme fanno parte il vicedirettore del Mossad, il coordinatore per gli ostaggi del governo Gal Hirsch e un consigliere per la politica estera molto vicino al primo ministro Netanyahu, Ophir Falk. Il capo negoziatore della squadra israeliana, il ministro per gli Affari strategici Ron Dermer, non prenderà parte ai colloqui in questa prima fase ma dovrebbe raggiungere Sharm nello stesso giorno in cui dovrebbero arrivare l’inviato Usa per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump, a cui il presidente Usa ha ormai riconosciuto una parte di rilievo in questa partita.
    Secondo la rete televisiva israeliana Channel 12 Hamas chiederà di liberare alcuni dei più noti detenuti palestinesi nelle carceri israeliane in cambio degli ostaggi ancora nella Striscia. Tra i nomi che Hamas citerà nei colloqui iniziati ieri in Egitto ci sono quelli di Marwan Barghouti, capo di Fatah Tanzim, incarcerato con l’accusa di aver organizzato diversi attacchi terroristici durante la Seconda Intifada, Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ibrahim Hamed, condannato a 45 ergastoli per aver orchestrato l’uccisione di numerosi israeliani come comandante di Hamas in Cisgiordania durante la Seconda Intifada; Abbas al-Sayed, che orchestrò l’attentato del 2002 al Park Hotel di Netanya, in cui morirono 39 israeliani, e Hassan Salameh di Hamas, condannato a 48 ergastoli per molteplici attentati suicidi. La presenza di Barghouti nell’elenco è confermata a l’Unità da fonti palestinesi addentro al negoziato.

    Cosa significa vivere oggi a Gaza
    Lo documenta l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, ha pubblicato alcune statistiche sulla vita a Gaza sotto i bombardamenti israeliani: quasi il 90% delle risorse idriche e igienico-sanitarie sono state distrutte o danneggiate: oltre il 60% delle famiglie non ha accesso al sapone: oltre il 40% vive vicino a rifiuti non raccolti. In più mezzo milione di donne e ragazze non hanno a disposizione sufficienti materiali per l’igiene mestruale. È salito a 67.160 morti e 169.679 feriti il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra. Lo riferisce il ministero della Sanità di Gaza, secondo cui nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 21 palestinesi e 96 sono rimasti feriti. La Difesa israeliana ha diffuso i dati sulle perdite tra i soldati dall’assalto del 7 ottobre: 1.152 caduti, di questi 487 avevano meno di 21 anni. Altri numeri: 885 orfani e 351 vedove. Le cifre sono una conferma delle difficoltà sotto il profilo militare e, infatti, anche di recente lo Stato Maggiore ha espresso i suoi dubbi. Intanto, però, vanno avanti.

    Nel secondo anniversario dell’atto “disumano e “ingiustificabile” di Hamas contro Israele, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha criticato duramente la “carneficina in atto” a Gaza, una delle condanne più forti da parte della Chiesa cattolica alla guerra di Israele contro Hamas Sulla Striscia, aggiunge, “non basta che la Comunità internazionale dica che è inaccettabile quanto avviene e poi continuare a permettere che avvenga. C’è da porsi delle serie domande sulla liceità, ad esempio, del continuare a fornire armi che vengono usate contri i civili. Purtroppo, lo abbiamo visto, finora le Nazioni Unite non sono state in grado di fermare quanto sta accadendo. Ma ci sono attori internazionali che sarebbero invece in grado di influire maggiormente per porre fine a questa tragedia e occorre trovare una strada per dare alle Nazioni Unite un ruolo più efficace nel porre fine alle tante guerre fratricide in corso nel mondo”.

    Ed ancora: “La guerra perpetrata dall’esercito israeliano per sconfiggere i miliziani di Hamas non tiene conto che ha davanti una popolazione per lo più inerme e ridotta allo stremo delle forze, in un’area disseminata di case e di palazzi rasi al suolo, basta vedere le immagini aeree per rendersi conto di che cosa sia Gaza oggi”, ha aggiunto. “Qualunque piano che coinvolga il popolo palestinese nelle decisioni sul proprio futuro e permetta di finire questa strage, liberando gli ostaggi e fermando l’uccisione quotidiana di centinaia di persone, è da accogliere e sostenere”, prosegue il capo della diplomazia vaticana – il segretario di Stato vaticano commentando il piano presentato da Donald Trump. Quanto all’antisemitismo, “è un cancro da estirpare”, rimarca Parolin.

    Sulle manifestazioni di piazza, il capo della diplomazia vaticana osserva: “Anche se a volte queste iniziative, a causa delle violenze di pochi facinorosi, rischiano di far passare a livello mediatico un messaggio sbagliato, mi colpisce positivamente la partecipazione alle manifestazioni, e l’impegno di tanti giovani. È il segno che non siamo condannati all’indifferenza. Dobbiamo prendere sul serio quel desiderio di pace, quel desiderio di impegno… Ne va del nostro futuro, ne va del futuro del nostro mondo”.

    l’Unità