Dopo aver venduto il grano rubato all’Ucraina a un prezzo minore di quello di mercato impedendo a quest’ultima di smerciare il rimanente bloccando il Mar Nero e distruggendo larga parte dei silos che lo contenevano, i russi si sono dichiarati disponibili a collaborare con gli americani nell’ambito delle terre rare, in particolare quelle provenienti dai giacimenti situati nei territori dell’Ucraina da loro occupati.
In questo contesto s’inserisce una nuova proposta europea, più razionale e coerente coi criteri libertari che caratterizzano un Vecchio Continente proiettato verso politiche ben lontane dall’espansionismo colonialista che sembra regnare a Mosca e Washington.
Il Commissario europeo per la strategia industriale Stefan Séjourne ha spiegato che «21 dei 30 materiali d’importanza critica di cui l’Europa ha bisogno possono essere forniti dall’Ucraina nell’ambito d’un partenariato reciprocamente vantaggioso» ben diverso dalla creazione d’un fondo di 500 miliardi di dollari garantito dalle immense ricchezze del suo sottosuolo.
QUEI “BRAVI RAGAZZI”!
Mentre gli USA chiedono all’Ucraina la concessione dei diritti economici e di gestione del proprio territorio per ripagare debiti in realtà mai contratti (Zelenskyj ha spiegato d’aver concordato con Joe Biden sovvenzioni, non forniture a credito che generassero debito da parte ucraina) e basati su cifre pompate rispetto a quelle reali (tale sostegno ammonta a poco più di 100 miliardi, di cui 67 spesi in ambito militare reinvestendo al 75% nell’industria bellica americana), l’Unione Europea «non propone alcun accordo che non sia vicendevolmente conveniente».
Come ha sottolineato il portavoce della Commissione Europea Thomas Rainier, in realtà si tratta d’unapartnership sulle materie prime critiche già esistente dal 2021, il cui obiettivo era garantire all’UE una catena per l’approvvigionamento promuovendo le imprese locali e le capacità dei Paesi partner (cioè ucraine). Fu proprio il suggellamento di quell’accordo a scatenare le ire di Putin, che poi ordinò l’invasione dell’Ucraina per prendere con la forza ciò che non avrebbe potuto ottenere altrimenti.
Sebbene non sia ancora stato reso noto come tale accordo potrà essere ulteriormente implementato, nei toni e nelle ambizioni quell’eventuale apertura da parte di Bruxelles è stata ben accolta in Ucraina.
L’impressione è tuttavia che Trump voglia siglare accordi in quell’ambito simili sia coi russi che con gli ucraini. Asso pigliatutto, sulle ceneri d’un banco distrutto.
Secondo le stime della Banca Mondiale, dell’UE e delle Nazioni Unite, per riprendersi dalla guerra l’Ucraina avrà infatti bisogno d’almeno 524 miliardi di dollari. Il 13% del patrimonio immobiliare totale del Paese è stato demolito dalla Federazione Russa, che ha colpito in maniera criminale almeno 2,5 milioni di famiglie. Rispetto al già impietoso rapporto precedente, i beni danneggiati nel settore energetico ucraino sono aumentati del 70%. I russi hanno cannoneggiato il 16% dell’edilizia abitativa ucraina, la bonifica delle cui macerie è stimata in circa 13 miliardi di dollari.
Le necessità del settore energetico e minerario ammontano all’incirca a 68 miliardi di dollari (cioè il 13% del totale), mentre per ripristinare il commercio e l’industria ne serviranno 64 (12%), i trasporti 78 miliardi (15%), la protezione civile e il sostegno alla società 39 miliardi (7%), mentre per la sola bonifica del territorio dagli esplosivi non basteranno 30 miliardi di dollari (6%).
Di fronte a tali cifre e all’indisponibilità russa d’accollarsi alcun risarcimento per una condotta che ormai non viene neanche più condannata dall’Onu (la risoluzione americana passata senza il veto dei membri permanenti del suo Consiglio di Sicurezza – cioè quella che ha valore vincolante – non vede neanche più i russi come aggressori) è evidente che proposte come quella americana vengano lette da queste parti come forme di strozzinaggio legalizzato.
Solo ieri notte i russi hanno sparato contro l’Ucraina 217 droni e 7 missili. Poltava, Sumy, Kyiv, Chernihiv, Zhytomyr, Khirovohrad, Mykolaiv e Dnipropetrovsk sono state le regioni più colpite; 5 Kab su Kharkiv hanno letteralmente demolito il quartiere Zolokhiv. Ciò significa che ora dopo ora, anziché volere la pace, Putin aumenta il livello di distruzione dell’Ucraina e le cifre per una sua ricostruzione di cui non risponderà mai.
Dal canto loro a Washington sono più che ben propensi a spingere Zelenskyj alla firma d’un contratto del tutto simile a quello già concordato con le autorità russe. A beneficiare sia delle terre rare tuttora sotto il controllo di Kyiv che di quelle sotto le grinfie russe sarebbero quindi gli americani.
Chiaramente, per mercanteggiare le proprie garanzie di sicurezza sulle ceneri dell’Ucraina, gli americani devono tenerla ben lontana dall’ombrello della NATO.
Come ha sottolineato il capo del Hur Kyrylo Budanov nel corso del nostro incontro, «la classe dirigente russa non vede il proprio Paese come una Federazione ma come un impero, ponendo già le basi per inglobare anche i Paesi dell’ex Patto di Varsavia».
Quella attuale americana, a quanto pare, non è molto diversa
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